Oltre alle dichiarazioni riportate questa mattina da ForzaSassuolo.it, Domenico Berardi ha analizzato altri temi legati ai suoi ultimi anni passati in neroverdi. Dal rapporto con i compagni e i media, fino all’infortunio patito nella scorsa stagione. Il numero 10 ha svelato che l’estate passata ha litigato con la società, visto che il suo desiderio era quello di andare alla Juventus.
GRUPPO. “Mi è sempre piaciuto dare una mano, essere a disposizione dei compagni, in particolare dei più giovani. L’amore per lo sport mi ha portato a comportami sempre così. Nello spogliatoio sono uno con la battuta sempre pronta, due anni fa con Frattesi, Consigli e Marchizza era uno scherzo continuo. Organizzo cene e faccio gruppo”.
PARAGONE CON ALTRE BANDIERE. “Non dico che per questi grandi campioni (Maldini, Del Piero e Totti Ndr) fosse facile e posso solo immaginare le pressioni che hanno sopportato. Ma forse la mia scelta è stata meno semplice. Ho fatto una carriera diversa, ma sono contento”.
RAPPORTO CON I MEDIA. “Il mio motto è ‘fare, non apparire’, gioco perché amo il calcio, ma tutte le cose collaterali non mi piacciono. Interviste pochissime, apparizioni in tv meno e pubblicità idem. Sembra strano perché sono sotto gli occhi di tutti, ma è così. È più facile dribblare i giornalisti dei difensori. Oggi è andata bene, ma per la prossima intervista ci vediamo tra cinque-sei anni”.
SASSUOLO. “Questa è la mia seconda famiglia e non è un modo di dire. Non dimenticherò mai il rapporto con il dottor Squinzi e sua moglie, che mi hanno trattato come un figlio e mi hanno fatto crescere. Era amore reciproco. E anche con Giovanni Carnevali c’è un legame simile”.
INFORTUNIO. “Mi è crollato il mondo addosso. Soffrivo per non poter aiutare il Sassuolo e perché all’Europeo tenevo molto. Quando stai fermo a lungo, puoi solo pensare e allora cercavo di ricordare le cose belle. Mia moglie Francesca e i nostri figli mi hanno aiutato davvero tanto, i primi due mesi sono stati durissimi. Vivevo buttato sul divano“.
GIOCATORE SOTTOVALUTATO. “Se guardo i numeri, un po’ sì. In fondo io ho giocato e segnato sempre in una squadra che non lottava per lo scudetto o per le coppe. Quella classifica dice che faccio parte di un gruppetto composto da grandi calciatori e io sono un esterno, non un centravanti. Mi sono sempre caricato contro squadre importanti e negli stadi mitici. Quando gioco a San Siro, per citarne uno, vivo il sogno di ogni bambino e do il massimo per dimostrare sempre di poter stare in un posto così magico. E mi godo un’altra soddisfazione: so di essere l’idolo indiscusso dei fantallenatori e va bene così”.
CHAMPIONS. “Da tre anni a questa parte ci penso sempre. La musica della Champions la voglio sentire dal campo. È un’ambizione profonda che voglio soddisfare”.
CARTELLINI. “Entrava in azione il mio istinto calabrese. Mi provocavano e partiva la gomitata. Ho lavorato molto su questo aspetto a livello mentale e mi hanno aiutato tantissimo Di Francesco, De Zerbi e Dionisi”.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
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