Bigica al CdS: “Sassuolo è una famiglia, sono vicino alla famiglia di Mattia Giani”

A tutto Emiliano Bigica, il quale ai microfoni del Corriere dello Sport ha affrontato molti temi interessanti

Bigica

Intervistato ai microfoni del Corriere dello Sport, Emiliano Bigica, ha parlato a cuore aperto della sua esperienza in neroverde, rivolgendo poi un pensiero commovente anche per Mattia Giani.

L’ESEMPIO. “Non mi piace parlare di me ai ragazzi. Ma porto esempi di campioni con cui ho giocato. Di come era cattivo Batistuta negli ultimi ventri metri in allenamento, per esempio. Per arrivare a sognare bisogna fare sacrifici. Qui conta il gruppo“.

LA SORPRESA. “È il mio quarto anno con il Sassuolo Primavera, l’anno scorso abbiamo centrato i playoff per la prima volta. Vogliamo provare a replicare. Mancano quattro partite, abbiamo il destino nelle nostre mani“.

L’EDUCAZIONE. “In Primavera i ragazzi diventano molto più egoisti, vedono la fine del percorso del settore giovanile. Pensano all’io. Invece io parlo di gruppo. Il singolo si eleva e si esalta se c’è un gruppo. Ognuno poi deve avere un obiettivo individuale dentro. Chi si distingue in Primavera prima o dopo arriva“.

L’AMBIENTE. “Sono arrivato nel post covid grazie a Palmieri. E’ un ambiente giusto, una famiglia, un modello. E per un ragazzo c’è la possibilità di fare il salto breve dalla Primavera alla prima squadra“.

LE STRATEGIE. “In alcuni periodi sì, mi sono ingegnato sulle strategie per motivare i miei ragazzi. Tipo: video di nostre partite o di parenti che ti parlano di una finale. Oppure cartelli appesi in albergo. Oltre alla tattica, naturalmente, che mi affascina. Dieci anni fa, a Empoli, contro la Roma nella finale scudetto U17, tappezzai l’albergo di manifesti con frasi particolari“.

MATTIA GIANI. “Domenica sono stato quattro ore al pronto soccorso. Mattia era un ragazzo solare, allegro, uno dei leader di quella squadra. Sono vicino a tutti, a suo nonno, alla famiglia, a tutte le persone. (Piange, ndr) Vivo le cose con emozione. A quel gruppo di Empoli sono particolarmente legato. Mattia era uno di quelli sempre sorridenti, allegri, che voleva arrivare“.

Redazione

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