Polemica, richiamo ai giocatori o grido alla società da parte di Dionisi? Poco importa, la sostanza dice che il Sassuolo 90 minuti di gara non riesce a giocarli, non per mancanza fisica, né tecnica, né qualitativa, bensì per mancanze psico-mentali.
La squadra ad un certo punto della gara, sistematicamente, stacca la spina e si fa male da sola. I cambi, nella serata di ieri, sono stati tutti sbagliati, a cominciare dall’ingresso di Uros Racic, appena rientrato dall’infortunio e, incapace di reggere i ritmi del match, in una zona nevralgica come quella del centrocampo.
“Con i cambi abbiamo perso qualcosa e loro hanno guadagnato qualcosa, ho messo giocatori con un po’ di sana incoscienza e gamba dall’inizio. Chi ha giocato l’ha messa, dopo ci siamo abbassati, abbiamo perso i contrasti e subito dei gol. Questo è un nostro limite, qualcuno ha bisogno di minuti ma poi ci costano. Non possiamo aspettare“. Così recitava ieri il tecnico dei neroverdi, in conferenza stampa, ma la domanda è una, possiamo veramente definire i cambi non all’altezza del campionato? Si tratta di una protesta nei confronti di una società che ha esercitato un mercato a dir poco scadente?
Troppi interrogativi e poche risposte, anzi le risposte ci sono state e, anche sul campo, ma la dura e cruda verità è che questa squadra è in continua lotta contro se stessa, una lotta che la sta portando a sprofondare sempre di più nell’abisso retrocessione. Sabato prossimo al Mapei arriverà il Torino di Juric, si salvi chi può.