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Sassuolo, così proprio non va…

L'analisi, completa, del momento molto complicato e preoccupante del Sassuolo di Alessio Dionisi

sassuolo

Un solo punto collezionato in tre partite.

Potrebbe bastare questo ad evidenziare la situazione di netta difficoltà che stanno attraversando i neroverdi, ma no, non si può limitare il lavoro di una squadra a dei “semplici risultati”.

Della gara di ieri contro la Lazio non v’è molto da analizzare sotto il profilo tecnico-tattico.

I biancocelesti hanno letteralmente surclassato il Sassuolo.

La squadra di Sarri si limita a tenere gli esterni larghi e alti, mandando in totale confusione la fascia sinistra neroverde.

Felipe Anderson prima e Lazzari poi, hanno piena libertà e arrivano con facilità di progressione davanti allo specchio difeso da Consigli.

Alessio Dionisi prima, durante e dopo qualsiasi partita ribadisce sempre la parola “atteggiamento” con un senso nostalgico e malinconico verso i propri ragazzi.

E’ possibile davvero parlare solo di approccio sbagliato o di atteggiamento non all’altezza?

Sarebbe troppo limitativo e ingiusto nei confronti di chi la faccia ce la mette a prescindere dal risultato, proprio come il tecnico neroverde.

Analizziamo, punto per punto, reparto per reparto la situazione e il momento del Sassuolo di Alessio Dionisi.

Partendo dalla difesa: Ruan Tressoldi in questo inizio di stagione ha letteralmente indirizzato delle partite a causa delle sue lacune difensive, tecniche e mentali.

Non possiede la forza psicologica tale da consentirgli di reagire dopo un errore grossolano.

La gara contro la Lazio, se non fosse bastato a comprenderlo, ne è l’ennesima prova.

Che ci sia Pedersen o Matias Vina, sulla fascia sinistra non fa molta differenza.

Entrambi lasciano molto a desiderare in fase di interdizione e in avanti spesso sono molto imprecisi e frettolosi oppure si eclissano non proponendosi mai per arrivare al cross.

Passando per il centrocampo: Boloca rimane un acquisto assolutamente di prospettiva ma non può, alla sua verde età, essere dipendente dalla presenza di Matheus Henrique.

Talmente insicuro da prendersi la licenza di essere lezioso davanti alla sua area piccola e liberandosi, male, di palloni giocabili, sfruttabili e, potenzialmente pericolosi.

Racic arriva da un tipo di calcio diverso, ma non sembra presentare caratteristiche di palleggio e appare ancora fuori forma, complice la sua stazza molto imponente.

Thorstvedt sia che entri dalla panchina sia che parta titolare da l’idea di essere svogliato e fuori dalla partita.

Gestisce scolasticamente palloni determinanti ed è molto spesso fuori posizione ed inconcludente.

Arrivando al pacchetto offensivo: se non si accende il numero 10, apparso molto nervoso e poco concentrato, il Sassuolo non gira e anzi rischia di sbandare sotto i propri colpi, concessi troppe volte alle squadre avversarie.

La gara di Pinamonti non è imputabile perché un attaccante, che riceve tre palloni nell’arco di 80 minuti, di cui 2 spalle alla porta, lasciato totalmente da solo a fare reparto, non può essere oggetto di critiche.

Laurienté pare essere la copia falsa di quel giocatore funambolo, brevilineo, straripante e spacca-partite, visto nella passata stagione, nella quale risiedeva tra i primi posti per dribbling riusciti.

In questo campionato fatica a tener vicino la palla, sbagliando qualsiasi tipo di controllo e idea di giocata.

Infine e, non per ordine di importanza, il ruolo del trequartista, è rimasto scoperto e incompleto dopo la partenza di Giacomo Raspadori.

Bajrami, né Castillejo e né Defrel posseggono le doti fisiche, qualitative e tattiche per interpretare questa posizione.

Si tratta di una zona nevralgica, per lo sviluppo della manovra offensiva neroverde, che recentemente fatica troppo a carburare e a trovare l’intesa perfetta.

In estate sono state completate tante operazioni di spessore, sotto il profilo economico.

La squadra, al momento, come ben noto a tutti non sta rispettando nessuna delle aspettative.

Vi è, inoltre, il mancato utilizzo di giocatori vogliosi, giovani e ancora in attesa di poter esprimere le proprie qualità.

Missori e Volpato, di fatto arrivati per giocare e dimostrare il loro valore, sono finiti ultimi nelle gerarchie, accomodandosi in panchina fin dalla prima gara stagionale.

Per tali ragioni, non ci si può limitare solo alla critica dell’atteggiamento della squadra.

Una formazione, quella di Dionisi, che esce e rientra dalla partita fin troppe volte dimenticandosi, che in Serie A questo tipo di superficialità e arroganza non te la puoi proprio permettere, nella fattispecie contro squadre organizzate e complete come la Lazio.

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