Il direttore sportivo del Sassuolo Francesco Palmieri è stato ospite a Sky Calcio Unplugged e si è soffermato sul caso Luca Reggiani, tornato in auge dopo il problema sollevato da Luca Percassi. Il Borussia Dortmund ha preso due giovani italiani importanti negli scorsi anni senza passare direttamente per i club, visto che oltre a Reggiani si sono assicurati anche Samuele Inacio dall’Atalanta, e questo modo di agire non è piaciuto alle società italiane.
Cos’è successo con Luca Reggiani?
“Non credo si possa parlare di un vero e proprio scippo. Si è trattato piuttosto di un percorso costruito da chi gestisce il ragazzo e dalla sua famiglia, che ha fatto una scelta precisa intraprendendo una strada diversa, creando inevitabilmente difficoltà al club di appartenenza. Reggiani lo abbiamo preso da giovanissimo, lo abbiamo sempre fatto giocare sotto età e ha fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili fino ai 15 anni e mezzo. Abbiamo provato in tutti i modi a trattenerlo, convocando i genitori e i suoi rappresentanti al compimento dei 16 anni, quando diventa possibile firmare un contratto, ma ogni tentativo è stato rifiutato. Evidentemente qualcuno ha fatto delle valutazioni per ottenere vantaggi sotto vari aspetti: tutti ci professiamo corretti, poi però ognuno guarda ai propri interessi. Sono comunque contento per il ragazzo, che sta facendo un buon percorso. Noi speravamo potesse continuare con noi, ma sono state fatte scelte diverse e ne abbiamo preso atto. Da parte nostra abbiamo fatto il massimo per trattenerlo, e qualcuno oggi fa fatica a guardarci negli occhi per come si è comportato”.
Servono nuove riforme o bisogna cambiare dal punto di vista culturale?
“Credo che le due cose vadano di pari passo. Alcune tematiche andrebbero affrontate non solo quando emergono problemi. È facile puntare il dito: un ragazzo esordisce, alla seconda partita sbaglia e viene subito messo da parte. Bisognerebbe conoscere davvero le difficoltà dei giovani e dell’intero movimento, non solo dall’alto. Serve sedersi attorno a un tavolo per capire quali sono i temi da affrontare. Ma vogliamo davvero migliorare o vogliamo solo parlarne? Di grandi oratori ce ne sono tanti, ma non è quello che serve.
È facile fare bella figura e mettersi in mostra, ma c’è chi lavora dodici mesi l’anno, guadagna un ventesimo e merita il massimo rispetto e attenzione. Diciamo le cose come stanno: è facile atteggiarsi a grandi protagonisti. Io ho lavorato per vent’anni nel settore giovanile e da due anni faccio il direttore sportivo in una società di alto livello. Mi considero fortunato: sono al Sassuolo da undici anni. Conosco molto bene il movimento del calcio giovanile e le difficoltà di tanti colleghi che non hanno la possibilità di operare in certi contesti e non ricevono le giuste attenzioni. Questa situazione mi lascia molto amaro in bocca. Ho dedicato vent’anni della mia vita a questo lavoro, mi sono tolto grandi soddisfazioni e spero di farlo ancora. Tutti dovrebbero credere nei giovani e dare loro la possibilità di arrivare in prima squadra. In Italia, invece, mi sto accorgendo che è ancora molto difficile permettere a un ragazzo di mettersi in mostra”.
Palmieri sul Sassuolo di oggi
“Siamo soddisfatti. Ci sarà modo di parlare anche della prima squadra, ma siamo contenti di quanto fatto negli ultimi due anni. Se guardiamo agli ultimi tredici anni, il Sassuolo ha disputato una sola stagione in Serie B: è un percorso continuo che dimostra come, quando si lavora con serietà e con la giusta empatia tra tutte le componenti, i risultati arrivano”.
E poi c’è Domenico Berardi…
“Berardi ha dimostrato negli anni un attaccamento fortissimo a questo club. Ha segnato 150 gol: credo che nel suo ruolo pochi possano vantare numeri simili. È un ragazzo che ha sempre dimostrato con i fatti, più che con le parole, il proprio legame con una società così importante”.