Nzola: “A Sassuolo ambiente tranquillo, ho subito scritto a Laurienté. Un mio difetto…”

Le dichiarazioni di M'Bala Nzola, nuovo attaccante del Sassuolo, che si è presentato ai canali ufficiali neroverdi

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Il nuovo attaccante del Sassuolo M’Bala Nzola si è presentato ai canali ufficiali neroverdi. L’angolano ha già esordito con la maglia neroverde, entrano dalla panchina sia contro l’Inter e sia contro l’Udinese. Ora però si è raccontato ai suoi nuovi tifosi.

Gli inizi e l’arrivo in Italia di Nzola

“Ho iniziato a giocare in Francia, ho fatto un anno in Portogallo e poi un giorno volevo andare via. Volevo tornare in Francia, ma una persona che mi seguiva mi ha convinto a venire in Italia. Mi ricordo che avevo fatto una prova a Perugia, poi mi hanno detto che ero troppo giovane. Poi sono stato chiamato a Francavilla. Io mi sono sempre detto che sarei arrivato in Serie A, anche se non sapevo quando. In Serie C volevo solo divertirmi e giocare a calcio, ho conosciuto mister Calabro che mi ha aiutato tanto. Sono diventato un po’ più maturo. Con Italiano c’è sempre stato un rapporto corretto, tipo allenatore-giocatore, mi diceva le cose chiare e mi ha fatto capire che potevo fare molto di più di come facevo. Ogni tanto mi diceva di avere la testa giusta e l’atteggiamento giusto”.

La trattativa con il Sassuolo e l’impatto con i neroverdi

Mi ha chiamato il mio procuratore per dirmi del Sassuolo e volevo che la trattativa andasse avanti. Ho subito scritto a Laurienté, con cui mi sento ogni tanto. Mi ha parlato del Sassuolo, ogni tanto guardavo le partite e non conoscevo molto bene il posto. A me piace come gioca la squadra e ho avuto voglia di venire qua. C’è un ambiente tranquillo, il mister è una persona tranquilla e i giocatori mi hanno fatto sentire bene, per divertirci. Thorstvedt è quello di cui mi piace meno l’outfit, come si veste, perché è giovane ma ha un po’ lo stile da vecchio. Laurienté e Coulibaly si vestono bene”.

Le caratteristiche di Nzola

Mi piace attaccare la profondità, non mi piace troppo stare lì davanti. Questo è un mio difetto, perché tutti mi dicono che devo fare gol. A me piace quando la squadra gioca bene, io preferisco giocare bene e vincere rispetto a giocare male e a fare gol. So però che un attaccante deve fare gol, però a me piace giocare e toccare la palla”.

La sconfitta e un tatuaggio speciale

“A me la sconfitta non dà tristezza, se vinciamo sono contento c’è un ambiente diverso ma quando perdiamo sono sereno, non mi piace essere triste anche quando perdiamo. Ho un tatuaggio sul braccio per dire che cerco sempre di tornare indietro, capire cosa voglio fare nella mia vita e da dove sono venuto. A volte mi guardo e non mi riconosco, quindi cerco di capire. Da piccolo volevi solo divertirti, ora tutto è cambiato. Quando vedo che mia madre è contenta mi viene voglia di continuare per lei. Mi ispiro molto a Naruto, perché la sua storia assomiglia alla mia”.

Il razzismo

“Il razzismo c’è dappertutto, io l’ho subito una volta ma non mi fa niente. Non sono uno che piange, mettere una cosa su Instagram. Ero a Trapani, mi insultavano, mi sono girato e ho iniziato a cantare con loro. Se piangi fai vedere che ti tocca, se fai vedere che non ti fa niente è il modo giusto per fargli capire che alla fine non mi interessa”.

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