Fabio Grosso, allenatore del Sassuolo, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Rivista Undici in cui ha fatto il punto sulla stagione dei neroverdi, che ha sorpreso anche l’ex tecnico del Lione.
Sorpreso dall’avvio in Serie A?
“È stata una sorpresa positiva anche per me: la squadra arrivava dalla Serie B e, pur trattandosi del Sassuolo, negli ultimi anni le neopromosse hanno quasi sempre incontrato grandi difficoltà. Essere competitivi contro alcune avversarie è possibile, ma contro le big il livello si alza molto”.
Il percorso continua
“Il percorso mi rende orgoglioso, perché per un gruppo non ancora completamente strutturato non è semplice trovare subito continuità. Molti giocatori sono alla prima vera esperienza in Serie A, quindi alti e bassi sono naturali. La differenza, però, sta nell’aver costruito un equilibrio collettivo che va oltre i singoli risultati: un aspetto che considera decisivo per il campionato…”.
Difficile fare gruppo con dei ragazzi nel 2025?
“Sono cambiati i modi di fare gruppo: oggi i giocatori condividono molto tempo insieme in modo diverso rispetto al passato, spesso tramite console e chat. Lo staff deve saper leggere queste dinamiche e trovare la chiave giusta per entrare nella testa della squadra. I calciatori moderni sono molto professionali e preparati su prevenzione e gestione del lavoro, anche se a volte questo approccio molto controllato può ridurre un po’ l’istinto che in certe situazioni serve”.
Il momento della svolta in Serie B
“Più che di “momento della svolta”, preferisco parlare di “bivi”. Quello decisivo lo individuo nella partita del 29 dicembre 2024 contro il Cosenza: sotto 1-0 a pochi minuti dalla fine, dopo la sconfitta di Pisa, la squadra ha ribaltato il risultato in quattro minuti. Senza quella vittoria si sarebbe potuta aprire una fase negativa; invece da lì è arrivata la spinta per allungare e costruire il vantaggio poi gestito nella seconda parte di stagione. La promozione è stata il punto più alto di un’annata straordinaria, ma costruita attraverso passaggi chiave. L’inizio era stato complicato: serviva trovare identità e direzione. Una volta imboccata la strada giusta, la squadra ha fatto qualcosa di notevole”.
L’approdo in Serie A
“L’avvio in Serie A è stato duro: prima la sconfitta interna contro i campioni d’Italia, poi una gara rocambolesca a Cremona, prima recuperata e poi sfuggita nel finale. La vittoria successiva contro la Lazio, però, ha dato consapevolezza: battere una squadra forte ha fatto capire al gruppo di poter stare nella categoria. Da quel momento la squadra ha trovato ritmo. In alcune partite ha raccolto quanto meritava, in altre meno, cosa normale nell’arco di una stagione. L’obiettivo è chiaro e il percorso è positivo, ma senza sentirsi arrivati: i punti conquistati non bastano ancora per traguardi definitivi”.
Grosso e l’arrivo al Sassuolo
“La scelta del club è legata alla solidità della proprietà e alla possibilità di lavorare bene. Vuole mettere passione, determinazione e competenza nel suo lavoro, cercando di alzare continuamente il livello: qui sente di poterlo fare. Sassuolo è una piazza serena, con poca pressione ambientale: questo consente di lavorare con tranquillità, un vantaggio importante soprattutto per un allenatore alla prima vera stagione in Serie A”.
L’importanza di Berardi
“Berardi è il Sassuolo. Arrivato giovanissimo, è protagonista da anni e ha vissuto stagioni straordinarie. Dopo il grave infortunio e la retrocessione, è tornato con grande forza. Anche quando non era al massimo ha dato un contributo pesante grazie a generosità e qualità. È una persona introversa, ma guida il gruppo con l’esempio quotidiano. Il club sa che prima o poi potrebbe partire, ma finché c’è se lo gode“.