Consigli alla ‘Rosea’: “Negli stadi tutto è concesso, siamo abituati ma è pura follia…”

Le dichiarazioni, dirette e senza 'mandarle a dire', di Andrea Consigli, estremo difensore del Sassuolo

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Intervistato ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Andrea Consigli, estremo difensore neroverde ha parlato della stagione corrente del Sassuolo e ha commentato le diverse critiche subite in questi mesi di campionato. Riportate di seguito le sue parole.

IL SEGRETO DEI PARA-RIGORI. “Sarebbe un bel traguardo raggiungere Handanovic. Studio tanto, considero anche il comportamento degli specialisti in base al minuto e al punteggio. Io amo la boxe e le arti marziali, quello è un duello. Siamo io e il rigorista.

Anzi, sono solo io. E’ un mio momento. Non mi piace fare cinema prima del tiro, non parlo, non faccio smorfie. Non spero che il mio avversario tiri male, voglio essere bravo io. E mi dispiace tanto se intuisco il tiro, magari tocco il pallone e non lo paro“.

SULLA POSSIBILE RIPETIZIONE DEL RIGORE CONTRO LA VIOLA. “In realtà no, perché per non correre rischi parto un po’ indietro. Ma contro la Fiorentina ho rischiato che venisse decisa la ripetizione.

Con Bonaventura siamo cresciuti insieme all’Atalanta, ma non ha mai battuto i rigori, quindi ho solo seguito l’istinto“.

NESSUN RIMPIANTO, SASSUOLO E’ CASA. “Non ho rimpianti, perché sono cose che non dipendevano da me. Io ho dato il massimo: allenamenti, vita sana, serietà, dedizione.

Sono malato di calcio e del mio lavoro. Ci sono stati momenti in cui meritavo di essere uno dei tre portieri della Nazionale. Io comunque penso ancora a migliorare e ad evolvermi: è la mia forza.

Ecco, potrebbe essere un’idea chiudere la carriera da secondo in una grande squadra per vivere magari l’atmosfera della Champions. Al Sassuolo sto benissimo e ho il contratto fino al 2025.

La famiglia è la prima cosa e quindi deciderò pensando al bene di mia moglie e delle nostre due figlie“.

SULLA STAGIONE COMPLICATA. “Sì, mi aspettavo un’annata difficile. La filosofia del club è quella di far crescere i giovani e poi cederli, ma non sempre puoi trovare il talento già pronto. Siamo rimasti in pochi dello zoccolo duro, qualche problema era inevitabile.

Ma ne usciremo bene. Dal punto di vista personale sto giocando ad alto livello ed è un motivo d’orgoglio rispondere alla fiducia di chi si aspetta il massimo da me.

Con l’arrivo di Cragno, che da sempre considero forte, è aumentata la competizione interna e questo mi ha fatto bene“.

SULLE CRITICHE DELL’ANNO SCORSO. “Io me ne frego, ma spero che certa gente non si renda conto fino in fondo di ciò che scrive.

Purtroppo, grazie ai social, è tutto immediato e senza filtri. Se sbagli ti dicono che sei un venduto, se fai il tuo dovere ti insultano lo stesso. O ti minacciano.

Io mi faccio scivolare tutto addosso, ma penso a come possa reagire, ad esempio, una ragazzina presa in giro per l’aspetto fisico. Se si proponesse una legge per la chiusura dei social, io voterei a favore.

E lo stadio è diventato un grande social: lì dentro è concesso di tutto. Chiunque può insultarti e tirarti addosso qualsiasi cosa: ormai ci siamo abituati, sembra una cosa normale, ma è una follia“.

 

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